Francesco De Luca

Una delle cose che subito mi ha incuriosito a proposito di Zeman è questo sito, creato da Paolo e Cristiana, questo piccolo grande mondo zemaniano. Un sito Internet, molto visitato, per un allenatore di poche parole che tuttavia riesce ad essere grande comunicatore. Tra una domanda a Zeman ed una sua risposta spesso passano molti secondi. Secondi nei quali l’intervistatore ha più di un dubbio. Domanda poco chiara? Si prepara ad una risposta dura o vuole evitare l’argomento? Poi Zeman risponde sempre. Poche le parole: avolte taglienti, altre sibilline.
E’ presto per dire come è, o come sarà, il rapporto tra Zeman e la stampa napoletana. C’è stata qualche incomprensione: mi riferisco ad un’intervista rilasciata nel ritiro a Fiuggi, quella sua <<confusione sul mercato del Napoli>>. La precisazione dei concetti (e degli obbiettivi) da parte di Zeman arrivò 24 ore dopo l’intervista. Mi sembra già chiara una cosa, comunque: Zeman non cerca a prescindere i favori della stampa, lui non è tipo da mettere la mano sulla spalla o invitare a cena il giornalista. Lui sa che i giornalisti hanno proprie idee e soprattutto hanno quale principale riferimento i risultati del campo: puoi essere amico, amicissimo, però se la squadra dell’allenatore preferito non fa scattare bene il fuorigioco e se l’attaccante sbaglia quattro gol…
Seguo le vicende del Napoli da quattordici anni. La scuola giornalistica napoletana è tra le migliori: senso della notizia, arguzia, stile elegante, competenza. C’è anche un elemento affettivo, certo: un filo che lega la stampa alla squadra. Ma questo non significa che i giornalisti napoletani "coprano" un errore di un dirigente, di un tecnico, di un giocatore. Noi siamo rimasti affascinati dal passato che abbiamo vissuto (gli scudetti, le coppe, una meritatissima dimensione internazionale), però sappiamo che il presente non è fatto da Maradona e Careca. Ecco perché, dopo lunghi ragionamenti (e qualche perplessità), Corbelli e Ferlaino hanno scelto Zeman: con lui provano a restituire a Napoli il divertimento perduto.

Francesco De Luca.