
Danilo Leo
Caro mister Zeman, la cosa curiosa della mia vita professionale e' che si e' intersecata
spesso con la sua. Adesso le racconto.
Nel 1981 sono alla Gazzetta dello Sport alla ricezione degli articoli dei corrispondenti
dall'Isola, e da Palermo i vari Vito Maggio, Guido Monastra,
Gaetano Sconzo, ecc., cominciano a parlarmi del "nipote di Cesto" che prepara
con metodi rivoluzionari i ragazzi della Primavera (nel sentiremo ancora parlare di quei
ragazzi, fra i quali c'e' Cangelosi).
Poi comincia la sua avventura licatese. Il Licata ha appena vinto il campionato
Interregionale ed e' stata promossa in C2. La stagione e' stata trionfale (senza
sconfitte) e la squadra e' composta da vecchi marpioni del calcio semipro' di Sicilia e
Calabria. Ma quando arriva lei, si porta dietro un nugolo di ragazzini sia della Primavera
palermitana, che giovani di altri centri (i vari Taormina, Modica, Irrera, Giacomarro,
Romano, ecc.). Il corrispondente da Licata, Calogero Saporito, uno che a Licata conta,
tanto e' vero che ora che non c'e' piu' uno stadio a Licata porta il suo nome, ci invia
corrispondenze di fuoco, arrabbiato com'e' per l'accantonamento soprattutto del capitano
licatese, tal Incorvaglia, un'istituzione a Licata.
Ma gli scatenati ragazzini da lei allenati si comportano dignitosamente nella prima
stagione e nella seconda addirittura vincono il campionato alla grande. Calogero Saporito
(lo ricorda, mister?) si allinea.
Quando inizia la sua prima esperienza foggiana, aprono le pagine regionali della Puglia, e
quindi continuano ad arrivarmi le sue interviste, notizie su di lei. Ed i nostri Cammeo,
Sammartino ecc. ci raccontano di come i Casillo si infuriarono per la faccenda Parma e la
esonerarono, dopo che, recuperata la penalita' iniziale di 4 punti, la squadra era ormai
al sicuro.
Quando dopo Parma Lei torna a Messina, ricomincia la mia curiosita' su questo allenatore,
che i messinesi preferiscono persino al messinese Scoglio. I vari amici corrispondenti
Raffa, Schepis, Testaverde ed il mitico Pensavalli mi raccontano che nemmeno ai tempi di
Benitez e Mannocci in serie A si esaltavano tanto. E mi raccontano anche come, per
insegnare l'educazione al giovane Toto' Schillaci, lei lo relega in panchina. Alla fine
Schillaci vince la classifica dei cannonieri ed eguaglia in serie B gente come Chinaglia e
Paolo Rossi.
Arriva l'ora di Zemanlandia. I Casillo la richiamano e lei costruisce uno dei capolavori
della sua vita. Col contorno di curiosita' e amenita' varie (i pacchetti di caramelle
prima della partita, il bar e l'edicola, riti immancabili prima di recarsi allo Zaccheria
ecc.) ed io che dico ai nostri corrispondenti foggiani che questo è l'allenatore ideale
per la Roma.
Ma Lei va alla Lazio: per me un colpo al cuore, una coltellata al fegato.
Non parliamone nemmeno.
E finalmente arriva la Roma ed il mio amico Gaetano Imparato (dalla mole non potra' certo
non notarlo, vero mister) mi assicura che lei sta facendo un grande lavoro e che la Roma
dovra' esserle sempre grata. Per noi tifosi, tramortiti dall'esperienza Carlos Bianchi, e'
gioia assoluta, la voglia di ritornare allo stadio, ad essere orgogliosi.
Il resto e' storia recente, lei che legge le pubblicazioni dello staff medico della
Juventus e si stupisce per crescite muscolari abnormi nelle dimonsioni e nei tempi, crolla
il "palazzo" che non la perdona. E si vendica: massacra la Roma e quindi anche
lei che non si piega. Poi addirittura arriva il diktat al presidente: "o lo cacci, o
tu nel calcio non combinerai mai niente". Congetture mie? Beh, allora mi si dovrebbe
spiegare perche' il suo esonero arriva cosi' d'improvviso, dopo che Sensi aveva assicurato
di contare su di lei per realizzare il progetto Roma e su questo aveva gia' investito
diverse decine di miliardi (Montella, Samuel Felipe).
Mi si dovrebbe spiegare perche' a Kapfenberg il presidente dice commuovendosi: "Zeman
ha dato tanto alla Roma, peccato che per qualche anno non potra' allenare in Italia"
(Ugo Trani, Messaggero 31 luglio '99).
Lei e' stato praticamente espulso dal "palazzo calcio". Mi sarei aspettato che
questa citta' vibrasse di sdegno e fosse attraversata da un moto di ribellione contro
"lor signori" che si sono permessi di ingerirsi nelle faccende della Roma.
Invece s'e' persa per tutta l'estate dietro il ponderoso dibattito: "E' meglio
vincere giocando male o perdere giocando bene?". Qualcuno ha voluto farci credere che
lei sia stato cacciato perche' preferisce la seconda.
Caro mister, se Roma non fosse quella che e' e non avesse il grande cuore che ha (o dice
di avere) io direi proprio che non l'ha meritata e non la merita. Spero di tornare a
ricevere sue notizie, caro Mister.
Danilo Leo
mortacchia@hotmail.com